Lavoro attraverso il collocamento mirato
Sono una donna di 43 anni , vivo a Roma e dal 2002 sono invalida ad una gamba (74%).
Non sto qui a dirvi come mi sia sentita nel momento in cui ho capito che la gamba non sarebbe più tornata normale e che avrei dovuto cambiare la prospettiva della mia vita, le priorità inevitabilmente si trasformano.
Da allora fino al principio del 2006 deambulavo con i bastoni, grazie alla fisioterapia e alla mia “buona” volontà li ho lasciati gradualmente, poi quando mi sono sentita più sicura, ho voluto conoscere un pò il mondo dell’invalidità.
Da dove iniziare, questa era la mia domanda, non sapevo come orientarmi nella rete per avere le giuste risposte.
Non sapevo nulla di come funzionasse il sistema collocamento obbligatorio, di come potevo avere l’assistenza giusta per rientrare nel mondo del lavoro.Immaginate, dopo quasi 5 anni di inattività lavorativa, rientrare nel mondo del lavoro da invalida è un pò traumatico.
Poi un giorno leggo una articolo sul collocamento mirato e sui progetti d’inserimento lavorativo ad esso collegati e mi iscrivo, questo era all’inizio dell’estate 2006, a settembre 2006 mi arriva una chiamata da parte di una persona che mi convoca per un colloquio di lavoro.
L’azienda è una grande catena di alberghi di lusso a roma.Faccio un primo colloquio poi un secondo infine un terzo, alla fine di settembre mi comunicano che sono stata scelta e che posso iniziare la settimana entrante. Nel frattempo devo presentarmi presso l’ufficio inserimento invalidi per firmare il contratto (intendo il contratto tra l’azienda e me) invece mi viene sottoposto un contratto di Progetto formativo e di orientamento in cui si dichiarava che la sottoscritta era disponibile ad un periodo di tirocinio della durata di 3 mesi con un rimborso spese di 500 euro. Lì per lì sono perplessa e dico categoricamente che non ho interesse a seguire corsi o stage di nessun tipo..ma vengo interrotta da una responsabile che mi assicura della certezza del mio inserimento lavorativo presso quella azienda, sempre che i 3 mesi avessero dato esito positivo, il datore di lavoro considera quel periodo quello di “prova”.
Sarà che questi responsabili hanno la capacità di convinzione, fatto sta che firmo.Inizio a lavorare a ottobre 2006, mi faccio i tre mesi senza mai chiedere nulla,a parte i riposi settimanali, non ho mai usufruito di quello che è previsto per i tirocinanti,ecc.
A gennaio 2007 mi fanno un contratto a termine di 9 mesi, quindi inizia finalmente il reale rapporto di lavoro (invece fino ad allora che cosa avevo fatto, giocato?), ricevo complimenti per la mia professionalità, il direttore è soddisfatto, io pure e continuo a lavorare con tutto l’impegno possibile, sempre limitando le richieste, persino quelle che mi spettano per legge, ma ci tengo troppo e inoltre sento che è stimolante per il mio percorso di reinserimento.
Che cosa succede in seguito?Bè dopo 5 gg. di ferie (sett.2007), al mio rientro mi sembra che tutto segua normalmente,agli inizi di ottobre 2007, poichè si avvicina il termine del contratto chiedo di poter parlare con il direttore per avere qualche notizia, tra l’altro dichiarato da lui all’inizio del rapporto di lavoro: “Adesso si integri con i colleghi, lavori tranquillamente poi ci rivediamo per una verifica reciproca prima della chiusura del contratto”,come devo intendere la cosa? Per me è naturale richiedere quel colloquio, infatti lui mi assicura che “parleremo la prossima settimana signora Laura, sono impegnatissimo”.Va bene.
Invece nel momento in cui mi ammalo,mi invia una raccomandata in cui è scritto”cessazione rapporto di lavoro causa termine del contratto,grazie della collaborazione”. Lascio a voi ogni commento.
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