L’Hockey su Slittino praticato anche dai Disabili

Federazione Italiana Wheelchair HockeyDentro le divise c’è un corpo, fuori dalle divise una gamba. In questa storia il resto del corpo è andato a fare sport, l’hockey su slittino. Il Comitato paralimpico ha trovato nel deserto tre oasi in grado di fornire dei giocatori. Nelle oasi di ghiaccio si incontra gente dalle sette vite. Torino, con i suoi Tori Seduti, ha vinto i primi tre titoli. Da due anni lo scudetto si è trasferito sulle bianche divise delle Aquile del Sud Tirolo. A un’estremità sono posti dei piccoli ramponi di ferro che servono per muoversi sul ghiaccio, spingendo sulle braccia. L’agonismo è di parentela stretta e questa è la vera botta di vita che si prende ad assistere a una partita: è uno sport durissimo, uno sport che, non potendo pavoneggiarsi con i virtuosismi pattinatori del fratello maggiore, concentra nella forza e nella ripartenza tutto il suo spettacolo. Con queste caratteristiche, con i suoi strappi che trascinano, lo sledge hockey guadagna pubblico. A Torino la media-partita è di 200 spettatori. Attrezzato dalla sorte a reggere il peso della piccola conquista quotidiana, ogni giocatore di sledge hockey ha una buona storia da raccontare, con un presente in cui lo sport aiuta a superare il disagio, a sentirsi vivi.  Prendi Florian Planker delle Aquile del Sud Tirolo.

E’ un ragazzone di 32 anni che giocava a hockey a Selva di Val Gardena. Nel 1994 perde una gamba in un incidente in moto. Ha partecipato a tutto, dai mondiali alle paralimpiadi. Gli amici delle Aquile alla fine l’hanno convinto a tornare sul ghiaccio. Il tecnico Goffredo Kasslatter, ex giocatore del Gardena, ha convinto a giocare anche un suo amico d’infanzia, Maurizio Dallepiatte, di Ortisei. Io sono paraplegico dalla nascita e nello sport ho sempre trovato un grande aiuto. Chiarotti giocava a hockey nel Valpellice in serie A. Ha smesso dopo un incidente in moto nel 1990: “Non ho mai pensato, neanche per un istante, che fosse finita. Quando è nata l’idea della nazionale mi sono candidato a dirigerla, era il 2003. Me l’hanno data. Il richiamo del gioco alla fine è stato più forte. L’ha segnato Gianluca Cavaliere, colonna delle Aquile e della nazionale. Da quel giorno lo sledge hockey azzurro ha fatto enormi progressi, tanto da avvicinare le nazioni più forti, dagli Stati Uniti alla Norvegia.Il merito è anche dello staff azzurro e dell’allenatore Massimo Da Rin, coach dei Bulldogs Valpellice: “Conoscevo Chiarotti, mi ha incastrato lui. Molti giocatori vanno nelle scuole a promuovere lo sledge hockey. Racconta Gregory Leperdi, torinese, cannoniere dei Tori Seduti: “I bambini con la loro innocenza superano ogni tabù. Leperdi ha 35 anni, nel 1998 ha perso un arto in un incidente d’auto. Mi è piaciuto il ritorno ad uno sport di squadra. Il portiere Santino Stillitano, 40 anni, operaio di Como, è fresco di nazionale. Fin da piccolo ho vissuto di hockey, sognavo di giocare nel campionato svizzero e il sogno si è realizzato… Il sogno ad occhi aperti è vedere qualche giovane in più avvicinarsi allo sledge-hockey: “La nostra età media si sta alzando.

FONTE:

SuperAbile.it

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