Milano: Invito ad introdurre nelle guide turistiche notizie utili ai disabili

Piazza san Marco a Venezia“Le guide turistiche per disabili sono un buono strumento, che però non mi convince del tutto – dice Franco Bomprezzi, giornalista e scrittore disabile -. L’ideale sarebbe che quelle indicazioni fossero inserite dentro le guide normali o piuttosto che ci fosse un sito web che le raccolga tutte e che garantisca un aggiornamento costante del grado di accessibilità delle strutture censite. Il problema delle guide è ambiguo – spiega il giornalista-: le associazioni chiedono da tempo che siano fornite maggiori informazioni di questo genere, ma all’interno delle guide normali. Inoltre l’accessibilità di un albergo o di qualsiasi struttura cambia o si deteriora in fretta. Quello che funzionava tre anni fa adesso magari non funziona più, si è rotto, non è più a norma. E infine ecco un altro aspetto: si tarano quasi sempre queste rilevazioni su chi è in sedia a rotelle, ma questo non è sufficiente.

Chi viaggia con la carrozzella elettrica ha esigenze diverse da chi si muove con quella a mano, e inoltre non vengono mai considerate le altre disabilità. Quelle relazionali o sensoriali”. Per questo motivo Bomprezzi ritiene che sarebbe più utile un sito internet che raccolga al suo interno tutte le informazioni aggiornate di volta in volta, in grado di ricostruire un sistema di mobilità più complesso, accurato e veritiero. “Queste guide sono strumenti molto importanti, ma spesso insufficienti: indicare il bollino verde, giallo o rosso serve a poco. – dice Gabriele Favagrossa di Aias Milano Onlus, un’associazione che si occupa  anche di turismo accessibile -. Se sono in carrozzella ho bisogno di sapere quanti centimetri è larga la porta del bagno per capire se ci posso entrare, o quanti gradini ci sono per arrivare all’ascensore, o quanto è distante il parcheggio e se funziona il montascale. Misure, distanze, numeri precisi”. Aias lavora da molti anni alla raccolta di queste informazioni sulla città di Milano. “Abbiamo delle persone che fanno da rilevatori, gli diamo in mano un questionario – per compilarlo ci possono anche volere tre ore- e li mandiamo a fare lo screening di alberghi, musei e strutture -spiega Favagrossa -. Come noi ci sono tantissime associazioni del territorio che lo fanno, ma il problema è che spesso questi strumenti rimangono diffusi e confinati a livello locale. Servirebbe un coordinamento che li metta insieme e che si serva delle competenze tecniche degli esperti in disabilità e di tutti i dati che hanno raccolto finora”.

FONTE:

SuperAbile.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.