La storia di Fabrizio Macchi, un ciclista davvero in gamba.

Fabrizio MacchiIl racconto di Fabrizio Macchi:
Sono nato a Varese il 26 luglio 1970, fin da bambino praticavo molti sport, come credo che facciano tutti i bambini di quell’età, giocavo a calcio, praticavo la ginnastica artistica e il ciclismo. Un giorno ricordo di aver preso un tale colpo al ginocchio che pensai seriamente di averlo compromesso.
Ma così come nell’euforia di un tredicenne lividi e botte sono all’ordine del giorno, bastava non pensare all’incidente, provare a correre nuovamente e si tornava a spiccare il volo come se niente fosse accaduto. Quella volta non andò così.
Il ginocchio seguitava a farmi male. Il dolore continuò per diversi giorni finché non decisi di parlarne a mia madre. Collezionai una serie invidiabile di accertamenti clinici. I primi risultarono sospetti poi, mano a mano che ci rivolgevamo a medici sempre più specialisti, i dubbi cominciarono a svanire e a farsi strada l’ipotesi peggiore che da qualche giorno avevano preso a sussurrarci. In breve, scoprirono che avevo un tumore.
Da piccolo ancora non sapevo cosa volevo dalla mia vita, poi ho avuto questa malattia, e l’infanzia è scemata così. Intanto continuavo a studiare, in ospedale presi anche la licenza media. Questa fu la mia vita fino a sedici anni. Nell’intero arco della mia permanenza ospedaliera accumulai più interventi del numero stesso dei miei anni: ebbene, dopo diciassette interventi e tanti cicli di chemioterapia persi la gamba sinistra.
Quando finalmente arrivò il giorno in cui dovevo essere dimesso, non sapevo come comportarmi: da un lato ero raggiante di poter infine rivivere al sole e all’aria, da un altro però avevo paura per il mio futuro. Il ritorno alla vita normale mi spaventava. Ma la mia risposta fu ancora una volta positiva.
Decisi di affrontare il mondo e appena fuori cercai di riprendere immediatamente i contatti con i miei vecchi amici. Allo stesso tempo mi impegnai in tutta una serie di attività: tantissima fisioterapia, molte ore di sport, e mi obbligai a far di tutto per cercare di recuperare il morale oltre che le forze.
Fortunatamente continuavo ad avere alle spalle una famiglia che mi sosteneva moltissimo. Tanto che ancora adesso, nonostante mio padre sia morto oramai da parecchi anni, continuo a sentire la sua forza vicino, e seguita ad essere lui la persona che mi dava più stimoli e forza morale.
Adesso, guardandomi indietro posso tranquillamente affermare di non aver perso niente e vivo con Noemi una vita splendida. So, in fin dei conti, di essere una persona fortunata e serena e di essere circondato dall’affetto di persone eccezionali. Credo che l’amore è la grande forza che ti aiuta nella vita, è la carica che hai tutte le mattine appena ti svegli e che…ti fa andare avanti. In più, lo sport mi sta dando grandi soddisfazioni.
Le stesse, nonostante tante vicissitudini, che sognavo da ragazzo. Fabrizio oggi viaggia per il mondo, scavalca le montagne in bici, batte i record, partecipa alle Olimpiadi e corre la Maratona di New York, ridisegnandosi ogni giorno una vita assolutamente eccezionale. Anche se da diciassette anni ha una gamba sola.

www.fabriziomacchi.com
 


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Sommario Inserito : 2 Maggio 2005 14:57 | in: Sport, Storie di disabili Trackback

5 commenti

  1. Anna Claudia said »

    Ciao Fabrizio, io sonn venuta con la mia scuola ad ascoltare la tua storia (progetto seneca) che mi ha molto colpito, mi ha fatto anche emozionare molto. Penso che tu sia una persona super speciale, con una forza di volonta’ incredibile…………

  2. Deva said »

    Secondo me, i disabili sono persone come tutte le altre. Personalmete a me fanno molta simpatia….

  3. Lucia Mosca said »

    Ciao sono Lucia, in seguito ad un incidente stradale successo dieci mesi fa ,sono disarticolata d’anca sinistra. Ho avuto,x fortuna la tua stessa grinta, ma ho conosciuto anche tante persone che non hanno la forza e la grinta x affrontare di nuovo la vita;a loro va il mio invito a seguire il nostro esempio ed a credere che nonostante tutto,siamo fortunati. Un abbraccio

  4. Paolo Macchi said »

    Sei l’orgoglio della nostra famiglia!

  5. SARA said »

    ciao mi chiamo sara e ho 18 anni. ho letto la tua storia e ad essere sicera é la prima volta che la sento. me l’ha consigliato il medico che mi segue di cercarla in internet e sono rimasta molto colpita. 4 mesi fa ho fatto un infarto e mi hanno dovuto piantare un defibrillatore. Ad essere sincera non riesco ad affrontare la situazione, mi sento diversa da tutti i miei amici però voglio dirti che prenderò d’esempio la tua storia e proverò a lottare come hai fatto tu.

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