Marco Bertella racconta la sua esperienza di disabile.

Ruota di sedia a rotelleMarco vive a Civitavecchia , ha 34 anni e da 13 sta su una sedia a rotelle e durante un intervista ha dichiarato.

Quali sono le difficoltà più grandi che un disabile incontra a Civitavecchia?

“Molte e troppe, ma io per fortuna ho un forte temperamento e non mi do mai per vinto. La realtà per un disabile è fatta di innumerevoli barriere; la maggior parte dei negozi e delle strutture pubbliche non sono a norma di legge, nella maggior parte mancano i basilari provvedimenti per garantire l’accesso a soggetti disabili; mancano le pedane e bagni adeguati, ascensori adatti e poltrone opportunamente distanziate per teatri e cinema.”

Con chi hai parlato finora, a quali istituzioni ti sei rivolto? Quali risposte ti sono state date?

“Ho incontrato molti assessori e consiglieri, oltre allo stesso Sindaco, presentando relazioni che dimostravano l’inagibilità della gran parte dei locali pubblici nonché di quelli privati. Mi sono rivolto in ultimo agli Assessori ai servizi sociali Stefania Milioni prima e Alessia Calanni poi; ma da loro ho ricevuto solo il rituale falso interesse di facciata: tante promesse ma nessun risultato. Più volte mi sono sentito strumentalizzato da questa classe politica, soprattutto durante la campagna elettorale fioccano promesse, ma per quanto io possa fare o dire mi trovo davanti sempre lo stesso scenario di superficialità, pregiudizi e promesse. Credo che fare politica non sia cosa facile come ci fanno credere oggi; non vedo responsabilità, professionalità, competenza e senso del dovere; vedo solo tante strette di mano, scambi di favore e poca consapevolezza.”

Si possono quantificare le persone disabili a Civitavecchia?

“Credo ci si aggiri attorno al centinaio e forse più, ma non saprei dire un numero preciso; ho delle conoscenze ma non tutti presentano lo stesso grado di disabilità; la mia ad esempio è solo una disabilità fisica, c’è chi presenta invece anche handicap mentali o chi ha problemi fisici più gravi.”

Nelle tue battaglie sei mai riuscito a coinvolgere altre persone o associazioni che sul territorio svolgono delle attività a sostegno del disabile?

“Ho percorso varie strade sinora. Prima ho cercato il sostegno dell’UNITALSI, associazione cattolica che presta assistenza e accompagnamento a persone con i miei stessi problemi, ma nel mondo dei disabili la maggior parte si rassegna di fronte alle difficoltà sia sociali che strutturali, rinunciando ai propri diritti di persone normali. Ho presentato relazioni da solo ricercandomi le leggi che dovrebbero tutelarmi e che non vengono quasi mai applicate, ho presentato denunce ai vigili urbani per le varie mancanze registrate qua e là per la città. Ma proprio questo è stato l’aspetto più desolante che ho riscontrato. I miei esposti alle forze dell’ordine sono stati puntualmente archiviati. Addirittura un legale a cui mi ero rivolto per una denuncia non ha volutamente portato avanti la pratica. Non so nemmeno più quante volte avrò chiamato i Vigili Urbani per segnalare che il mio posto auto sotto casa era stato occupato da qualche vettura senza che nessuno sia intervenuto. Ormai questa situazione è una scena quasi quotidiana”.

Quali sono le attività sportive che ti è concesso fare in questa città?

“Amo molto andare in piscina, ma ovviamente su tre impianti solo uno è adatto alla mia condizione, benché nemmeno questo goda dei requisiti necessari; infatti ogni volta che mi devo fare la doccia ho paura di cadere perché c’è una sedia a rotelle che si sta per rompere e nonostante le sollecitazioni fatte ai responsabili della piscina nessuno si è mai impegnato per ripararla. Lo stesso sollevatore messo a bordo vasca per entrare in acqua andrebbe sostituito con uno più moderno e funzionale.”

Che sensazioni hai la mattina quando ti svegli?

“Devo pensare ai posti dove posso andare, escludendo molti dei luoghi pubblici. Il teatro Traiano, ad esempio, bello e nuovo, ma per me irto di difficoltà; e poi molti negozi. La sensazione che ho su questa sedia a rotelle è di essere uno spettatore di questo mondo, come se vedessi scorrere davanti a me le scene di un film; ogni volta che non posso entrare da qualche parte avverto sempre di più la triste sensazione di essere un peso per questa società, riconosciuto formalmente dalla legge ma di fatto emarginato. Ho voglia di lavorare, di uscire, di vivere attivamente. E invece sono costretto ad ADATTARMI.”

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Sommario Inserito : 8 Marzo 2005 15:32 | in: Storie di disabili Trackback

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