Barbara Apuzzo, autrice e interprete di ‘A noce, regala l’emozione di un racconto ironico e toccante, lucidissimo e spiazzante. Attraverso gli occhi di un piccolo animaletto autobiografico, il pappicio, la protagonista ci conduce dentro il suo mondo, racchiuso come in una noce nei limiti della disabilità, per spalancarlo alla rivelazione di un modo inatteso di vivere e guardare la diversità, e di pensare il teatro.
Barbara Apuzzo si racconta nel suo primo e già maturo lavoro teatrale in cui affronta un tema delicato come quella della disabilità con ironia, rabbia, delicatezza e humour e senza facile sentimentalismi. Partendo dalla sua vicenda personale tratteggia una satira impietosa della nostra società, smascherando le debolezze di alcuni miti imperanti nel nostro quotidiano, tra cui il mito del fitness e la ricerca dell’immagine perfetta del corpo. Nella sua battaglia per conquistarsi una vita normale e uscire dal suo guscio protettivo, a volte rappresentato anche dal protezionismo della famiglia, Barbara Apuzzo, nel suo cammino di liberazione, trasforma l’handicap in un’imprevedibile risorsa teatrale.
Il pappicio (in dialetto napoletano) è un animaletto molto piccolo, nero, con le zampe corte, lento, insomma un verme, un piccolo verme, lento anche quando mangia. Vive all’interno della noce e si nutre del frutto. Intanto si rende conto che al di là del suo guscio esiste un mondo. Un mondo che è sinonimo di libertà, di un “fuori” mai visto. Un fuori che verrà conquistato uscendo dalla noce, dal suo guscio. Guscio che molto lentamente viene scalfito in più parti, fino ad essere “spertusato”. Quando finalmente questo piccolo verme riesce ad uscire dalla noce, dopo essersene cibato, dopo aver “rosicato” il guscio, diventa farfalla.
Mi paragono a questo pappicio perché il suo percorso può essere raccontato con ironia. Mi paragono a questo pappicio perché il mio handicap fisico mi porta spesso a sentirmi in una gabbia, un guscio… protettivo… ma dal quale prima o poi se ne vuole uscire… e magari chissà, anche ridere del proprio percorso, delle proprie tappe delle proprie difficoltà…
Ho scritto questo testo perché mi interessa sviluppare la relazione tra il concetto tempo/spazio ed una persona, come me, che ha le sue diversità, i suoi handicap fisici. Da questa diversità, da questo handicap, forse potrebbe uscire un diverso modo di pensare il teatro.
Con un sorriso che non cerca mai una facile captatio benevolentiae, che non cede mai al patetico, Barbara ci racconta in prima persona la sua storia (…).
In una scenografia essenziale, sostenuta da semplici giochi di ombre, la sua atipica figura acquista una sorprendente, accattivante presenza scenica. Lo spettacolo si dipana lungo un itinerario narrativo fatto di tenerezza ed ironia(Claudio Facchinelli, teatridelladiversità )
Nessuno estetismo dolciastro. Nessun pietismo moralmente ricattatatorio o politicamente corretto. (…) Lo spettacolo ‘A noce intrattiene con l’handicap della sua autrice e interprete un rapporto chiaro e non strumentale. (…) La commozione nasce dalla capacità di Barbara Apuzzo di trasfigurare, a ciglio asciutto, le sue private esperienze in un trascinante e imprevedibile cammino di liberazione.
Teatro Verdi
Via Pastrengo 16 - Milano
Info e prenotazioni: tel. 02 27002476 / 02 6880038
Biglietteria:Euro 14 (interi) - Euro 8/7 (ridotti).
Tutti i mercoledì Euro 7
Orario spettacolo: martedì- domenica ore 21.00;
(lunedì riposo)
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