La storia di Antonia affetta dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica

Barriere ArchitettonicheAntonio Lofiego, 55enne in pensione, è sposato dal 1978 con Antonia Raco, che ha cinque anni meno di lui. Dal 2004 Antonia ha scoperto di essere affetta da Sla, la malattia maledetta che a poco a poco paralizza i movimenti del corpo, pur preservando la lucidità della mente. Alla Gazzetta vogliono raccontare la vita trascorsa in un appartamento popolare al secondo piano senza ascensore e con gli adeguamenti architettonici per disabili realizzati a proprie spese e finora senza rimborsi.

 Ma è quando il signor Lofiego apre il portone del condominio che vedi la scena che non ti aspetti: al di là della prima rampa di scale, nel corridoio che porta sul retro, Antonio e Antonia hanno ricavato un minuscolo angolo per mangiare e dormire e dove, per utilizzare il bagno, si rivolgono ad una loro amica vicina di casa. Un letto da una piazza dove dormono insieme, un piccolo tavolo bianco, una sveglia, due sedie per accogliere le visite. E loro, sempre vicini, uno accanto all’altra. «Sono qui da 48 ore – spiega Antonia – perchè mi sono stancata di aspettare che la burocrazia faccia il suo corso. Non sono più in grado di scendere autonomamente le scale e non voglio più disturbare le persone che, ogni volta, mi aiutano assieme a mio marito».

Il signor Antonio è un volontario della Misericordia e «sono i miei colleghi – dice – che spesso mi aiutano e quando non possono abbiamo la solidarietà dei tanti amici». Nel racconto lucido e rivendicatorio di Antonia la Sla sembra non comparire mai. «Io mi sento come gli altri – dice – e ho la voglia e la forza di fare tante cose. Chiedo solo che se esistono leggi per i diritti delle persone diversamente abili, debbano essere attuate». Perché la vera malattia non è la Sla. È la burocrazia, che trasforma i mesi in anni. Le prime richieste al Comune di Francavilla per avere una sovvenzione, Antonia le fa nel 2006.

Nonostante la validità delle documentazioni presentate (dimostrata dall’asse gnazione dello speciale tesserino per il posto macchina), nel 2008 scopre di essere ancora all’undicesimo posto nella graduatoria. «Mi sono rivolta ad un avvocato – continua – che, dopo aver compreso i tempi lunghi del Comune, ha chiamato l’Ater. In autunno l’av – vocato si è rivolto al giudice». Pochi giorni fa una speranza: lunedì scorso l’Ater manda gli operai per l’ascensore. Ma il giorno dopo i lavori si bloccano. «Resterò qui fino a quando non vedrò l’ascensore» dice Antonia.

FONTE:

LaGazzettaDelMezzogiorno.it

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