Il grido della mamma di una ragazza autistica.

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“Mia figlia dopo essere stata alcuni anni in due diversi centri di recupero intensivo a tempo pieno – racconta – è da circa quattro anni a casa perchè i centri diurni non hanno personale a sufficienza per accudirla”.
A Chiara occorre una persona che si dedichi a lei a tempo pieno, ventiquattro ore su ventiquattro.
Oggi questa ragazza vive completamente isolata dal mondo esterno.
Da sola non può mangiare, non può bere, non può passeggiare. Non può essere lasciata sola neanche per dormire.
La sua famiglia non l’abbandona mai: anche un attimo di distrazione potrebbe essere fatale, perché Chiara potrebbe involontariamente farsi del male.
“Allora mi chiedo”, continua la signora rammaricata, “perchè Chiara e tutti gli altri ragazzi che hanno patologie così gravi non hanno diritto di integrazione? Perchè questa ulteriore discriminazione?”.
Quindi una descrizione della giornata della giovane sipontina: “A provvedere a Chiara siamo una ‘squadra’ di turnisti perchè siamo una famiglia numerosa.
Ma chi non ha questa possibilità come fa?”. “Non basta – continua la mamma – disporre dell’accompagnamento e della pensione d’invalidità per far fronte a questa disparità sociale”. “Perchè questa ulteriore discriminazione? E le pari opportunità in questi casi non si applicano?”.
Tante domande ancora senza risposta.
A tutte queste sofferenze si somma quella dei vicini di casa sottoposti quotidianamente a rumori di ogni tipo, ma che hanno diritto alla loro quiete.
“Una nota canzone di Domenico Modugno diceva: ‘Il vecchietto dove lo metto… non si sa’. E l’inabile? Chiedo scusa a tutti coloro che hanno problemi più gravi, ma ho sempre lottato e sperato in un mondo con eguali diritti per tutti, soprattutto per i più deboli”, conclude la mamma di Chiara.

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