Il 25 maggio il giro d’Italia di nuoto.

Salvatore CimminoCarissimi Amici,
sono uno dei 4 milioni di disabili che attende una riforma radicale del nostro sistema sanitario nazionale, al fine di mettere fine alla emarginazione di cui siamo soggetti. Questo evento che ho organizzato con l’ aiuto di tanti amici di buona volontà è volto a sensibilizzare quelle istituzioni ancora sorde, miopi ad una realtà ancora, ahimè, lontana dai Diritti dei Disabili.
Desidero costruire insieme qualcosa di importante che ci aiuti a riflettere sull’animo umano, sulla fiducia, sulla bellezza di un rapporto che si può costruire anche tra persone che non si conoscono.
Bisogna che ci armiamo di tanta fiducia verso noi stessi e verso il prossimo per raggiungere nuovi traguardi, cioè di aiutare gli altri che stanno meno bene, sono consapevole che incontreremo mille difficoltà, ma che comunque non ci impediranno di raggiungere, con tutte le nostre forze, gli obbiettivi che ci siamo prefissati.
L’ errore di molti è quello di essere stati sordi al richiamo di non violentare la libertà degli altri, è pericoloso lasciarsi impoverire senza rendersi conto, cioè per volontà propria.
Ogni persona segnata da una difficoltà fisica o psichica vive una sorta di avvento esistenziale, l’ attesa di una liberazione che si manifesterà pienamente, per essa come per tutti, soltanto alla fine dei tempi. Senza la fede, questa attesa può assumere i toni della delusione e dello sconforto.
Il disabile, richiede non solo cura, ma anzitutto amore che si faccia riconoscimento, rispetto e integrazione dalla nascita all’adolescenza, fino all’età adulta e al momento delicato, vissuto con trepidazione da tanti genitori, del distacco dai propri figli, il momento del dopo di noi.
La disabilità non è soltanto bisogno, è anche e soprattutto stimolo e sollecitazione. Certamente è domanda di aiuto, ma è prima ancora provocazione nei confronti degli egoismi individuali e collettivi, è invito a forme sempre nuove di fraternità. La disabilità, in realtà mette in crisi le concezioni della vita legate soltanto all’appagamento, all’apparire, alla fretta, all’efficienza.
Spero e prego affinchè le istituizioni e le persone che le presiedono, si pongano in ascolto rispettoso, che sentano il bisogno di lasciarsi interrogare dalla fatica di esistenze segnate dalla sofferenza e dal disagio di eventi lesivi, congeniti o acquisiti. Vogliano farsi più vicini ai disabili ed alle famiglie, consapevoli che la disattenzione acuisce sofferenza e solitudine, mentre la fede testimonia nell’amore e nella gratuità dona forza e senso della vita.
A quanti hanno responsabilità poltiche e a tutti i livelli, vorrei chiedere di operare affinchè siano assicurate condizioni di vita e opportunità tali per cui la dignità sia effettivamente riconosciuta e tutelata. In una società ricca di conoscenze scientifiche e tecniche, è possibile e doveroso fare di più, nei vari modi che la convivenza civile richiede, dalla biomedica per prevenire la disabilità, alla cura, all’ assistenza, alla riabilitazione, alla nuova integrazione sociale.
Se i diritti civili e sociali vanno tutelati, è però ancora più importante salvaguardare le relazioni umane, le relazioni di aiuto, di amicizia e di condivisione. Ecco perché vanno promosse forme di cura e di riabilitazione che tengano conto della visione integrale della persona umana.
L’ integrazione delle persone disabili ha fatto progressi, anche se tanta strada resta ancora da percorrere, ci sono alcune importanti urgenze sulle quali è bene fermarsi e riflettere. Anzitutto, il diritto, che ha ogni uomo e ogni donna disabile, in qualunque Paese del mondo, ad una vita dignitosa. Non si tratta solo di soddisfare determinati bisogni, ma più ancora di vedere riconosciuto il proprio desiderio di accoglienza e di autonomia. E’ necessario che l’ integrazione diventi mentalità e cultura, e al tempo stesso che i legislatori e i governanti non facciano mancare a questa causa il loro coerente sostegno. La ricerca scientifica, per parte sua, è chiamata a garantire ogni possibile forma di prevenzione, tutelando la vita e la salute.
Quando la Disabilità non è eliminabile, è possibile sempre liberare le potenzialità che la disabilità non cancella. Sono potenzialità che vanno sostenute e incrementate: la riabilitazione, infatti, oltre che restituire funzioni compromesse, ne attiva altre e pone un argine al decadimento. Tra i diritti da garantire non vanno poi dimenticati quelli allo studio, al lavoro, alla casa, all’ abbattimento delle barriere, non soltanto quelle architettoniche!!!!
Per i genitori è importante sapere che la società si fa carico del dopo di noi, consentendo loro di vedere i propri figli o figlie disabili affidati all’attenzione sollecita di una comunità pronta a prendersene cura con rispetto e amore.

Carissimi Amici, desidero augurarmi e augurarVi “BUON GIRO D’ITALIA”

Con Affetto
Salvatore Cimmino

SALCIMMINO.BLOG.KATAWEB.IT
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.